domenica 20 novembre 2011

Storia del bandito Nem


Nem durante il suo arresto
Da circa una settimana Rocinha, la più grande favela di Rio de Janeiro, è stata riconquistata dalle forze dell’ordine. Una città nella città (si calcola una popolazione di 200.000 abitanti) è nuovamente soggetta al controllo dello stato di Rio de Janeiro e del Brasile dopo lunghi anni di occupazione assoluta da parte della criminalità locale.
Si è trattato di una grande operazione che ha coinvolto i corpi scelti di esercito e polizia militare dello stato di Rio de Janeiro e dello stato federale che nella notte del 13 Novembre sono entrati con i blindati (sembrava di assistere alle operazioni dell’esercito israeliano quando entra a Gaza) e hanno così decretato il ritorno dello stato e della legalità.
Ciò, naturalmente, non sarà un processo a breve termine perché non è con la semplice occupazione militare che si possono garantire legalità e giustizia, ma questo passo andava fatto e a Rio de Janeiro c’è molto ottimismo per il futuro. Quel che è certo, e lo posso testimoniare con i miei occhi, è che già dall’inizio di questa settimana, per esempio, sono stati allestiti degli uffici di reclutamento lavoro proprio all’entrata di Rocinha… Fino alla settimana scorsa ciò sarebbe stato impensabile.

Rocinha vista dall'alto
Solo alcuni giorni prima della rioccupazione di Rocinha, il famoso e famigerato Nem, al secolo Antônio Francisco Bomfim Lopes, era stato arrestato. Già, Nem era colui il quale aveva in mano il controllo assoluto della Rocinha, di Vidigal e di Chácara do Céu (altre due favelas liberate nella medesima operazione del 13 Novembre). Ufficialmente, se così si può dire, Nem era diventato il vero capo nell’Ottobre del 2005 quando era stato ammazzato il suo “predecessore” Eriomar Rodrigues Moreira dalla Polícia Civil.
Il ritratto che in questi giorni emerge del bandito Nem, tuttavia, appare simile (con le debite riserve) a quello dei vecchi capimafia siciliani conosciuti al cinema (inutile citare Il Padrino di Francis Ford Coppola magistralmente interpretato da Marlon Brando).
Nem entra nella malavita per aiutare la figlia che soffre di una rara malattia ossea. I soldi non li ha e l’unico modo per procurarseli è quello di darsi al crimine. Ancora quando non è diventato il “capo dei capi” Nem non ama sporcarsi le mani e pare non esistano testimoni che possano affermare di averlo visto ammazzare con le proprie mani. Non vuole scontri armati con la polizia, pretende che le forze dell’ordine rimangano fuori da Rocinha, quindi, perché ciò accada, impartisce regole chiare per tutti: non ci devono essere furti nella favela o altri tipi di crimine che consentano alla polizia di entrare. Si narra, infatti, che anche i ragazzini colti in flagrante fossero puniti con sculacciate nel posteriore e costretti a tenere in mano le uova bollite…
Nem, tuttavia, l’aveva pensata bene, non era certo uno stupido e, malgrado la mancanza d’istruzione, sapeva esattamente ciò che voleva e come mantenere il suo piccolo impero. La Polizia Federale sostiene che Antônio Francisco Bomfim Lopes agiva in tre direzioni: pagava mazzette alle mele marce (non poche, sigh…) nelle forze dell’ordine; ordinava l’uccisione dei suoi nemici e di chi non stava ai patti; investiva nell’assistenzialismo.

Danubia Rangel
Elegante e vanitoso, Nem aveva una fidanzata, Danúbia Rangel, bionda di 25 anni tutta curve. Lei circolava per le stradine della favela esibendosi in balli funk, ma bastava un’occhiata di troppo o un apprezzamento eccessivo circa le sue “doti” che si rischiava di incorrere nelle ire del capo…
Sempre la Polizia Federale ha calcolato che Nem guadagnasse almeno 100 milioni di Reais all’anno (qualcosa come 42/43 milioni di Euro!) soprattutto col traffico di droga ma la metà di queste ingenti somme finiva in mano proprio alla polizia corrotta (non erano pochi pesci…).
Il mito di Nem, tuttavia, a distanza di nemmeno due settimane dalla sua cattura sembra già vacillare. Grande manipolatore, Nem ha saputo crearsi un personaggio rispettato e temuto nelle favelas, ma è anche vero che gli stessi dettagli del suo arresto (trovato all’interno del bagaglio di un’auto diplomatica della Repubblica del Congo) non conferiscono alla sua figura quell’aura sacra di bandito leggendario. Meglio sarebbe stato, forse, cadere ferito a morte in una sparatoria con la polizia piuttosto che marcire in una prigione, sempre che non scappi, per i prossimi trent’anni (in Brasile in base alla costituzione vigente non esiste la pena dell’ergastolo).
A 35 anni la storia del bandito Nem sembra arrivata alla sua fine, un’esistenza breve ma  intensa. Forse un giorno a Rio de Janeiro si dimenticheranno di uomini e figure come quella del Nem, ma la strada è ancora lunga e il degrado sociale di questa bellissima città farà fatica a scomparire completamente.

Paride Vallarelli

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