Il Brasile spende per la sicurezza di piú o
quanto i paesi maggiormente sviluppati, ma i risultati sono sotto gli occhi di
tutti. Il sesto paese col tasso piú elevato di omicidi al mondo conferma che
quanto il Brasile “investe” nella lotta alla criminalitá non basta. O forse si,
basterebbe, ma il grande nodo della questione è che i soldi finiscono dove non
dovrebbero e la vera lotta a malviventi e organizzazioni criminali non viene
fatta seriamente.
Gli ultimi dati aggiornati al 2010 sono impressionanti:
40.974 persone assassinate! In Italia una cittá delle dimensioni di Lodi, per
esempio, scomparirebbe ogni anno...
Il tasso medio di omicidi è di 21,9 persone
ogni 100.000 abitanti con ben 15 stati brasiliani su 27 totali con percentuali superiori.
Lo stato di Alagoas nel Nordest del paese detiene il triste primato con addirittura
68,2 persone ammazzate ogni 100.000 abitanti (+42,8% rispetto al 2009). D’altra
parte, quasi tutti gli stati del Nordest, l’area meno sviluppata del paese,
hanno indici e percentuali ben superiori alla media. Lo stato di Rio de
Janeiro, invece, è tra i pochi in controtendenza visto che con 27,6 omicidi per
100.000 abitanti (comunque piú alto della media nazionale) ha subito un calo
del 16,8% rispetto all’anno precedente.
É anche interessante notare il confronto tra il
Brasile e i paesi maggiormente sviluppati, poiché ció rende l’idea di quanto
tale fenomeno sia diffuso nel gigante sudamericano. Con 21,9 omicidi ogni
100.000 abitanti, infatti, il Brasile supera di gran lunga la Gran Bretagna
(6,2), gli Stati Uniti (5,3), il Portogallo (3,7), l’Italia (1,4), la Germania (0,8), la Spagna
(0,7), il Giappone (prossimo allo 0...). I numeri parlano in modo chiaro e netto
inchiodando il governo brasiliano alle proprie responsabilitá nel non garantire
la sicurezza ai cittadini nonostante la forte crescita economica di un paese
che tra non molto tempo sará tra i maggiori protagonisti a livello internazionale.
Bisogna far presente, inoltre, che i dati
forniti potrebbero essere deficitari, poiché parecchi governatori dei singoli
stati della federazione giallo-oro oppongono resistenza al fornire numeri e
statistiche complete alla Secretaria Nacional de Segurança Pública. Succede che
in alcuni stati non esistano registri aggiornati nel conteggio di omicidi,
assalti e rapine, stupri e altro. Ció indicherebbe, perció, che i dati
ufficiali fossero approssimati per difetto.
Un ultimo dato che non possiamo tacere e che
genera un vero sentimento di raccapriccio è relativo alla popolazione carceraria.
Nel 2009, stipati (per non dire chiusi come sardine in scatola) nelle carceri
brasiliane vi erano 325.000 (275.000 uomini, 50.000 donne). Rispetto all’anno
2000, quando i detenuti erano circa 150.000, si è verificato un aumento di
oltre il doppio!
Un paese come il Brasile, in conclusione, non
puó permettersi questi numeri per puntare in alto ed essere protagonista sulla
scena internazionale. Responsabilitá a livello politico ce ne sono parecchie,
non si puó far leva sugli annunci e sulla demagogia populistica che hanno caratterizzato
soprattutto i due mandati del governo Lula. I problemi bisogna risolverli o,
perlomeno, tentare di farlo. Tutto il resto è solo chiacchiera.
Paride Vallarelli
PS: i dati sono forniti dall’Anuário de Segurança
Pública



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